Pagina 0002
                               

Avvicinandosi alle luci, man mano che camminava, si accorse che non provenivano dalle abitazioni dei vicini di casa della zia. Socchiuse, sospettoso e sorpreso, gli occhi e proseguì. Era incerto, ma cercò di non preoccuparsi eccessivamente.
"Non essere stupido, Max" lo intimò la sua saggia vocina interiore.
Un alone di mistero aleggiava nell'aria e lo avvolgeva in un gelido abbraccio. Rabbrividì, ma non indietreggiò.


Ad un tratto, incrociò uno sguardo spaventato quasi quanto il suo. Due occhi grandi e incredibilmente tristi penetrarono la sua anima, trafiggendola. Non aveva mai incontrato tanto dolore in vita sua. Tutto racchiuso in due occhi di fanciulla.


Una giovane ragazza, nascosta tra i cespugli, lo fissava intensamente. Quando Max si scosse dal torpore in cui era caduto, si accorse di quanto fosse pallida e, nello stesso tempo, bella. Provò a dirle qualcosa, ma dalla bocca non fuoriuscì alcuna parola. A parte un suono soffocato, quasi un rantolo.
Lei sorrise. Un sorriso triste e consapevole di una verità oscura e terribile.


Max notò qualcosa di strano in quel sorriso, in quei denti, ma non riuscì a comprendere cosa.
Nel momento stesso in cui si concentrò per recuperare un po' di lucidità, lei scomparve.
Quando rientrò a casa, quella sera, un oscuro malessere si era impossessato di lui.
Zia Augusta gli rivolse uno sguardo interrogativo, ma lui finse di non raccoglierlo.
Lei non si scompose.


- E' successo qualcosa di brutto a lavoro, oggi?
- No, zia. Tutto come al solito.
- Hai una faccia strana. - osservò la donna con aria materna. Gli accarezzò i capelli teneramente.
- Sono solo stanco, zia. Non preoccuparti.
- Ho preparato la zuppa, so che ti piace. - annunciò zia Augusta con un sorriso comprensivo.
Lui sorrise di rimando. "Povera, dolce zia! Ancora non ha capito che odio la zuppa".



...la storia continua...


Pagina 0002