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Avvicinandosi alle luci, man mano che camminava, si accorse che non provenivano dalle abitazioni dei vicini di casa della zia. Socchiuse, sospettoso e sorpreso, gli occhi e proseguì. Era incerto, ma cercò di non preoccuparsi eccessivamente. "Non essere stupido, Max" lo intimò la sua saggia vocina interiore. Un alone di mistero aleggiava nell'aria e lo avvolgeva in un gelido abbraccio. Rabbrividì, ma non indietreggiò. ![]() Ad un tratto, incrociò uno sguardo spaventato quasi quanto il suo. Due occhi grandi e incredibilmente tristi penetrarono la sua anima, trafiggendola. Non aveva mai incontrato tanto dolore in vita sua. Tutto racchiuso in due occhi di fanciulla. ![]() Una giovane ragazza, nascosta tra i cespugli, lo fissava intensamente. Quando Max si scosse dal torpore in cui era caduto, si accorse di quanto fosse pallida e, nello stesso tempo, bella. Provò a dirle qualcosa, ma dalla bocca non fuoriuscì alcuna parola. A parte un suono soffocato, quasi un rantolo. Lei sorrise. Un sorriso triste e consapevole di una verità oscura e terribile. ![]() Max notò qualcosa di strano in quel sorriso, in quei denti, ma non riuscì a comprendere cosa. Nel momento stesso in cui si concentrò per recuperare un po' di lucidità, lei scomparve. Quando rientrò a casa, quella sera, un oscuro malessere si era impossessato di lui. Zia Augusta gli rivolse uno sguardo interrogativo, ma lui finse di non raccoglierlo. Lei non si scompose. ![]() - E' successo qualcosa di brutto a lavoro, oggi? - No, zia. Tutto come al solito. - Hai una faccia strana. - osservò la donna con aria materna. Gli accarezzò i capelli teneramente. - Sono solo stanco, zia. Non preoccuparti. - Ho preparato la zuppa, so che ti piace. - annunciò zia Augusta con un sorriso comprensivo. Lui sorrise di rimando. "Povera, dolce zia! Ancora non ha capito che odio la zuppa". ![]() |