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Quella notte, il giovane ebbe un sonno tormentato da spaventosi incubi. Tentacoli biforcuti sembravano incatenarlo al letto, nonostante il suo corpo cercasse di liberarsi e fuggire. Il sudore gli imperlava la fronte e immagini terrificanti lo torturarono fino a quando l'alba non comparve timidamente tra le tendine della finestra.


A colazione, non toccò neppure il caffè fumante che la premurosa zia aveva preparato per lui. Uscì frettoloso per raggiungere il posto di lavoro, ma la sua mente vagava altrove.


Dalla sera prima, da quello strano incontro fugace, il suo animo non aveva più trovato serenità. Si sentiva inquieto e percepiva intorno a sé una continua, oscura presenza che lo avvolgeva. Qualsiasi cosa facesse si sentiva spiato.

La giornata trascorse veloce. Quasi interamente passata ad osservare la gente soffermarsi davanti alla vetrina del negozio e poi, dopo una breve occhiata distratta, proseguire oltre.
Con uno sbadiglio annoiato, Max fissò l'orologio e attese paziente che le lancette gli permettessero di chiudere il negozio.


Quando riuscì ad andarsene dalla bottega, era ormai sera e la nebbia era già calata.
Si strinse la giacca e si avviò verso casa.
Si guardò intorno come se si aspettasse di incontrare qualcuno o di essere seguito, poi riprese a camminare con passo spedito.

Arrivò presto in prossimità della campagna, aveva quasi fatto di corsa l'intero tragitto. L'ansia gli attanagliava il respiro.
Vicino al cespuglio, dove aveva visto la fanciulla dalla pelle diafana la sera precedente, ci trovò solo delle foglie secche calpestate. Forse da qualche animale.
Una morsa di dolore lacerante gli strinse il cuore. Non seppe spiegarsene il motivo.


Quella sera non cenò, zia Augusta si guardò bene dal fare domande ma il suo sguardo preoccupato valeva quanto un interrogatorio esplicito.
- Non preoccuparti zia. Sono solo stanco e voglio andar a letto presto. - disse il ragazzo e sparì dalla stanza per evitare ulteriori spiegazioni.


Quando entrò nella sua camera, notò che la finestra era aperta. Rimase sorpreso perché zia Augusta stava sempre molto attenta a non permettere al freddo di penetrare in casa. Scrollò le spalle e si avvicinò per richiuderla. All'improvviso, qualcosa di nero e piccolo gli svolazzò davanti agli occhi.


Sorpreso, fece un balzo indietro e cercò di focalizzare nell'oscurità l'oggetto.
Era un pipistrello.
Lo vide avvicinarsi davanti ai suoi occhi e poi fuggire via, verso la campagna.



...la storia continua...


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