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In quel periodo dell'anno, ogni notte veniva attraversata da una densa mano nebbiosa. Max era uscito malvolentieri quella sera.
Erano settimane che la sua combriccola di amici lo invitava nei locali più disparati. Erano settimane che lui, puntualmente, si negava.
Non c'era niente di male dietro quei tentativi di renderlo partecipe alla vita mondana di città, si diceva. D'altronde, prima del suo trasferimento da zia Augusta quello era il suo mondo, continuava a ripetersi nell'estremo tentativo di autoconvincersi. I suoi amici erano rimasti gli stessi di allora, scapestrati e irriverenti. Perché ignorare un po' di divertimento?
Forse perché a essere cambiato era lui stesso. Si sentiva una persona diversa da quella che gli stessi amici avevano conosciuto. A volte anche estraneo a se stesso.
"Da quando vivi con tua zia stai diventando una specie di licantropo."
Il gruppetto sghignazzò alla battuta dell'amico Carlo, Max, invece, rabbrividì istintivamente.
"Cerca di avere più rispetto di mia zia, se non vuoi avere dei guai." lo minacciò sibillino.


Carlo lo fissò stupito e anche gli altri ragazzi furono molto sorpresi dalla reazione aggressiva di Max. Ormai, si conoscevano e si frequentavano da anni e mai, il ragazzo, aveva mostrato simili atteggiamenti bellicosi nei loro confronti.
"Stavo solo scherzando, Max" si giustificò l'amico, guardandolo interrogativamente.
"Usa battute più ironiche e meno offensive, allora." ribatté Max senza batter ciglio.
"Max hai la coda di paglia, per caso?" chiese Jessica avvicinandosi al ragazzo.


"Non mi pare." ma si capiva che era sulla difensiva. Lui stesso si stupiva di quell'atteggiamento che non gli era proprio. Aveva sempre avuto un carattere mansueto e socievole, non si spiegava il fastidio che provava nello stare con i suoi vecchi amici. Li sentiva lontani e ostili. Era in quel locale come loro avevano voluto, ma lui, invece, desiderava essere altrove e da solo.
"Cosa ti sta succendendo, Max?" chiese ancora la ragazza. Sembrava sinceramente preoccupata.
"Niente, ma ho sbagliato a uscire con voi, stasera." rispose brusco lui.


Il gruppetto di giovani rimase immobile, limitandosi a guardarlo allontanarsi dal pub.
"Ma dove stai andando?" gli urlò dietro Carlo, dopo un attimo di esitazione.
"Via." rispose lui, senza voltarsi.
"E' impazzito." mormorò Jessica. Nessuno le diede peso e nessuno la confortò.


Un bagliore sinistro rischiarò per un istante, appena percettibile, un angolo buio del pub. Il fumo di una sigaretta emerse timido e disegnò una nuvoletta intorno alla figura che aveva osservato la scena e che seguiva, adesso, l'uscita del ragazzo.
"Questi due pivelli mi creeranno dei problemi, lo sento" mormorò l'ombra avvolta nel fumo. "Devo intervenire."

...la storia continua...


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