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La figura prestante e solo apparentemente umana, camminava pensosa su e giù lungo la stanza. L'altro continuava imperterrito a raccontare la sua storia, sussurrando come se temesse di esser ascoltato da orecchie indiscrete.
"E dunque, un'appartenente al clan ai Toreador sta stringendo dei rapporti amichevoli con un umano?"
"Sì, sì mio Signore!" confermò l'altro eccitato. "È proprio questo ciò che le stavo spiegando"
"Non sono ottuso, piccolo idiota arrogante!" tuonò il potente vampiro, Signore delle Tenebre.
L'altro, compreso l'imperdonabile errore, abbassò lo sguardo in segno di resa. "Scusi la mia sfrontatezza, mio Signore".


"Questa è un'accusa pesante." commentò con voce grave, ignorando volutamente le scuse dello schiavo. "Prima di convocare un'assemblea della Camarilla, meglio accertarsi che quanto detto sia la verità".
"Oh, mio Signore! È tutto vero! Ho visto con i miei occhi quella spudorata ragazza parlare con l'umano"
"Hai sentito cosa si sono detti?"
"Cosa?"
"Bene. Prima di procedere voglio che li teniate sotto controllo"
"Mio Signore..."
"Questo è il mio volere. Ora puoi andare."


"Mi perdoni, mio Signore, ma voglio aggiungere un'ultima cosa prima di ritirarmi"
"Dimmi, piccolo servo assillante." acconsentì, lasciandosi sfuggire un sospirò esasperato.
"Vorrei ricordarle una regola basilare dell'ordine della Camarilla, ovvero che gli umani non devono venire a conoscenza della nostra esistenza"


"Cosa significa? Mio ignobile servo, perché devi ricordarmi ciò che è ovvio ai miei occhi di TUO Signore e padrone?"
"No, mi scusi. Era un modo per rammentarle quanto è delicata questa situazione e che dobbiamo agire subito e con fermezza"
"E così sarà, ma non adesso."
"Così sia, mio padrone".



...la storia continua...


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