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Max aveva trascorso la giornata nel modo più noioso in cui poteva impiegarla un giovane ingabbiato in un paesino dove l'età media era cinquant'anni. Sbadigliò annoiato e accolse la fine dell'orario di lavoro con noncuranza. Sapeva bene come avrebbe passato la serata. Già si vedeva in compagnia della zia, intento a lottare con l'antenna del televisore per intercettare il programma preferito dell'anziana donna.


Uscì dal negozio e per un attimo pensò alla misteriosa fanciulla che amava l'oscurità. Avrebbe dato chissà cosa per rivederla ancora, per poterci parlare. Anche solo per poter ancora fare la figura del pivello davanti ai suoi occhi grandi e profondi. Passeggiò lentamente per il viottolo che l'avrebbe condotto verso casa. si guardò intorno sperando di scorgerla tra i cespugli. Speranza vana.


Quando entrò in casa, la sua espressione delusa non passò inosservata agli occhi stanchi dell'anziana zia che, però, non fece commenti.


Con la scusa della doccia, Max si rifugiò nella sua stanza, al piano di sopra. Aprì la finestra e guardò il buio che nascondeva i boschi. Niente attirò la sua attenzione.
"Mi stavi cercando?" una voce delicata lo apostrofò.
Il ragazzo si voltò verso Clorinda, sorpreso.
"Come hai fatto ad entrare nella mia camera?" chiese confuso.


La giovane sorrise lievemente, non abbastanza, però, dal mostrare i suoi denti aguzzi.
In silenzio, si avvicinò al ragazzo, che la fissava a bocca semiaperta per lo stupore, e posò un leggero bacio.


Max non riuscì nemmeno ad assaporare quelle dolci labbra, per quanto fu sfuggente il bacio. Quando cercò di trattenerla, ella scomparve.



...la storia continua...


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